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taccaro napoletano |
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Avimmo cagnato a paggina u' juorno Ventottesimo du miso e Gennaio MMVI
Attraverso alcuni miei viaggi nei luoghi dove sono nato
e vissuto nella prima parte della mia vita, ho avuto modo di riapprezzare
oltre che i posti e la gente, le origini stesse della mia esistenza. Posso
tranquillamente dire di essere tornato, o se preferite "regredito",
dopo un lungo viaggio all'interno delle arti marziali orientali e discipline
da combattimento alle mie origini primordiali marzialistiche della mia infanzia.
Da dove partii anni fa (haimè più di 40...) con la mia famiglia,
là sono tornato.
Italo Senerchia, un autoctono, un rustico, un umile pastore forse con scarsa
cultura libresca ma di enorme carisma e levatura marziale e culturale (lui
non sapeva nulla del Flos Duellatorum o altri trattati del genere, pur incarnandone
gli insegnamenti a livello istintivo). Uno, forse, il "vero" Maestro
che abbia mai avuto nella mia vita marziale.
Italo viveva accudendo quotidianamente il suo gregge e coltivando la sua terra.
Viveva in un casolare dove l'industrializzazione non è ancora arrivata,
almeno apparentemente...a dire il vero aveva un televisore ma che non accendeva
quasi mai. A fargli compagnia oltre che le sue pecore, i suoi ricordi ed il
suo cane era un camino. Ebbene in questo ambiente umido ed angusto ho praticato
le mie ore d'allenamento più intense col bastone ed il coltello, arma
di cui Italo era veramente un grande! Suo padre gli tramandò utilizzi
e tecniche di questa arma, apprese durante il periodo carcerario che lo coinvolse
negli anni 60. Ciò non toglie assolutamente nulla alla levatura di
questo grande personaggio del bastone e del coltello. gli altri due miei maestri
che ancor prima mi introdussero a queste tradizioni, furono i miei due nonni:
Troisi Giuseppe, medico del mio paese e mio nonno paterno Peluso Vito, Cavaliere
di Vittorio Veneto. In queste pagine cercherò, nel tempo di illustrarvi
alcune cose e tecniche da me apprese sotto la loro paziente guida. Ciò
che ho appreso può essere di enorme aiuto per tutti gli appassionati
che intendessero approfondire l'argomento. Auguro a tutti voi le stesse soddisfazioni
nonchè sensazioni di vera libertà, che ho provato nel conoscere
queste nostre tradizioni...
Queste pagine sono dedicate ad Italo, Giuseppe e Vito.
Corso di arti marziali medioevali (lotta a mani nude Abraçar, bastone medioevale a due mani tricipite, randello napoletano taccaro)
prima di cominciare...alcuni
filmati in palestra
dal Flos Duellatorum
del 1400 al taccaro
a rallentatore
Innanzi
tutto comincio col termine "taccaro".
Solo durante il periodo del suo "regno" lo vediamo in abiti bianchi con un coltello o un piccolo bastone (taccaro) tra le mani. Troviamo anche molte rappresentazioni pittoriche di Masaniello (a volte discordanti anch'esse) poiche' molti pittori dell'epoca facevano parte della "Compagnia della Morte" il cui capo Aniello Falcone con Salvator Rosa, Micco Spataro (il suo vero nome era Domenico Gargiulo), Andrea da Lione ed altri facevano strage di spagnoli per le strade di Napoli.
ritratti di Masaniello Nel 1641 sposo' la bellissima Bernardina Pisa. Essendo figlio di pescivendolo non poteva che seguire le orme paterne dedicandosi anche al piccolo contrabbando servendo nobili che lo malpagavano e spesso lo maltrattavano. Chissa' quante volte Masaniello medito' vendetta. Una vendetta che esplodera' durante i giorni del suo regno. |
Tutto inizia nei primi di Luglio del 1647 quando Masaniello, grazie alle sue doti di abilta' al comando ed al maneggio di varie armi tra le quali il bastone (taccaro), fu incaricato di istruire un gruppo di giovani lazzari a fare la parte dell'esercito degli infedeli (Alardi) nella festa della madonna del Carmine che si sarebbe fatta di li a pochi giorni. Molto probabilmente Masaniello fu contattato in segreto anche da Don Giulio Genoino, vera mente della rivoluzione. Questi era un vecchio sacerdote ed insigne giurista che cadde in disgrazia una ventina di anni prima perche' tento' una prima sollevazione popolare con l'intento di equiparare i diritti dei nobili con quelli del popolo. Ma il fato volle che la mente di Masaniello non reggesse ad una simile responsabilita', e gli equilibri psichici si spezzarono. Molti dubbi, anche validi, sono stati espressi circa la presunta follia di Masaniello. Un potere che nessun umile pescivendolo si sarebbe mai sognato di avere. Poter legiferare a proprio piacimento dall'alto di un tavolato montato proprio sotto casa sua da commedianti che avrebbero dovuto esibirsi. Parlare ai nobili con pari dignita'. Essere chiamato Signoria Illustrissima da Doria. Essere a capo del corteo del Vicere' di Palermo su di un cavallo bianco con un vestito bianchissimo ed un cappello di piume. La stessa moglie Bernardina, definita la Regina del popolo riceveva riverenze da nobili e prelati.Era molto amato dal popolo, che vedeva in Masaniello il riscatto di secoli di oppressioni e di ingiustizie. Molti furono gli amici ed altrettanti furono i nemici. I moti insurrezionali iniziarono Domenica 7 Luglio 1647 quando Masaniello e suo cugino Maso, nei pressi di S.Eligio inscenarono una ribellione contro le sempre piu' pressanti gabelle sulla frutta.
Domenica 7 Luglio 1647: comincia l'insurrezione..
Al grido di "Viva il Re, abbasso u malguvierno" ed aiutato anche dal fratello Giovanni, distrussero molti "posti" dove si pagavano le ingiuste gabelle e, cosa che eccito' il popolo, fu distrutta la casa dell'infame gabelliere Girolamo Letizia nei pressi di Portanova. Il duca D'Arcos Nei giorni successivi il Vicere' si vide costretto a dare sempre maggiori concessioni al popolo per opera di Masaniello guidato da Genoino che lo istruiva sul da farsi durante i loro incontri segreti al Carmeniello. Grandi momenti di gloria ebbero coloro che erano vicini a Masaniello. Bernardina, la moglie, venne piu' volte invitata al palazzo da cui scendeva carica di doni preziosi. In uno di questi incontri, a tu per tu con la Viceregina le disse :"Vostra eccellenza e' la Viceregina delle signore, io sono la Viceregina del popolo".
Bernardina, la moglie di Masaniello
Il potere di Masaniello diventa tale che il Cardinal Filomarino ed il Vicere' Rodrigo Ponz De Leòn duca D'Arcos sono costretti ad accettare le sue condizioni: abolizione delle gabelle ingiuste e ripristino dei privilegi concessi da Carlo V (confidenzialmente chiamato Colaquinto).

il Cardinal Filomarino
La rivoluzione ha vinto! Il potere
di Masaniello non ha piu' ragione di esistere: ma lui non ne vuole sapere, inizia
a diventare pericoloso anche per coloro che inizialmente erano suoi amici come
Genoino. Per fermarlo bisogna solo ucciderlo. Molti tentativi furono fatti.
Il bandito Perrone (che finira' con la testa conficcata in una lancia e portata
in trionfo) fu incaricato di questo compito dal duca di Maddaloni. Masaniello
venuto a saperlo e non riuscendo a trovare il duca che aveva dato ordine di
ucciderlo, incarica Michele de Sanctis, macellaio, di uccidere Peppe, il fratello
del duca di Maddaloni. De Sanctis recide con un sol colpo la testa di Peppe
e la porta a Masaniello.
Grandi tavolate vengono organizzate in suo onore dal Vicere' e dai nobili. C'e'
bisogno che il popolo arrivi ad odiare Masaniello, ma come? Facendolo impazzire.
La Roserpina (un potente allucinogeno molto usato dagli spagnoli) fa al caso
(e' una delle cause ipotizzate anche se la piu' accreditata e' la pazzia improvvisa).
Viene messo in quel vino tanto bevuto nelle tavolate ove puntualmente Masaniello
partecipava. Iniziano a comparire i primi segni di follia. Una delle ultime
"magnate" avviene a casa di Onofrio Cafiero. La tavola e' piena di traditori,
ed il vino avvelenato scorre. Il giorno dopo (il 15 Luglio) avviene la stessa
cosa. L'epilogo si ha il 16 Luglio, Marted́ nel giorno della Festa del Carmine.

il solenne funerale di Masaniello
La lapide di Masaniello
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Ci si allenava col bastone anche nell'antichità. Reperto vascolare presso il Museo Civico di Bologna |
Nessuna introduzione
apparentemente"fuori luogo"migliore di quella appena letta per
far capire la considerazione che aveva e che ha quest'arma impropria nella
cultura partenopea. Quindi,
dopo l'accenno storico passiamo all'aspetto tecnico vero e proprio.L'origine
di questo bastone si perde nella notte dei tempi, mescolandosi a leggende
di ogni tipo (anche la Bibbia ne fa spesso riferimento: "Caino prese
il bastone e...", tratto dalla Genesi). Nelle realtà il bastone
è sempre stato il compagno fedele dell'uomo: usato per sorreggersi,
per cacciare, per difendersi da animali e uomini...Ma torniamo all'oggetto
della nostra ricerca. Il bastone napoletano ha origini remote e non molto
ben definite.Si sà che per anni ed anni il popolo lo ha eletto (molto
di più che del coltello stesso) l'arma ideale. Il bastone incarna
l'essenzialità e l'eccletticità di se stesso. E' l'anima del
combattimento istintivo. L'evoluzione del bastone Napoletano raggiunge l'apice
della diffusione durante il periodo dell'invasione spagnola. In tal senso
vi sono profonde analogie con lo sviluppo della escrima filippina, avvenuto
nei primi anni del 1500 per insurrezione del popolo contro l'invasione spagnola.
Il bastone napoletano differisce da altri tipi di bastone essenzialmente
per la sua misura ridotta rispetto a quelli siciliano e pugliese che sono
molto più lunghi, oltre che per la tecnica che predilige colpi a
corto raggio, corpo a corpo e serrata. Fu utilizzato molto anche dalla Camorra.
Si utilizza molto per comprimere alcuni punti dolorosi del corpo che paralizzano
letteralmente chi li subisce. Nella scuola napoletana non vi sono fronzoli
e tecniche spettacolari (vedi i mulinè del bastone siciliano e pugliese).
Maneggiare il bastone napoletano è un po' come maneggiare un coltello.
Il taccaro in particolare, utilizzato anticamente dalla vecchia camorra
per infliggere punizioni esemplari , può avere anche una versione
con l'estremità più grossa irta di chiodi, un pò come
una mazza ferrata del medioevo. |