Difesa personale


Il vivo interesse nel panorama marzialistico suscitato in questi ultimi anni dall'Hapkido ci ha consentito di sottolineare gli aspetti più squisitamente tecnici, nonché specifici, della disciplina stessa; ci riferiamo alla difesa personale, ma non quella proposta in genere nelle palestre, ma bensì quella basata su protocolli operativi scientifici deterrenti da aggressioni da strada, che sono poi quelli che l'Hapkido propone.
Non si dovrebbe mai scordare l'esigenza che condusse Yong Sull Choi all'elaborazione di questa disciplina: sopravvivere ad aggressioni da strada multiple (i clubs attacks), provocate appunto da più elementi. La domanda che si pose l'ideatore di questa arte marziale fu infatti:

"COME POSSO DIFENDERMI E SOPRAVVIVERE AD UNA AGGRESSIONE DI PIU' BALORDI?"

A tal proposito, l'Hapkido ha saputo sviluppare automatismi coordinativi di indubbio valore in tal senso.
Una piccola riflessione andrebbe fatta sul fattore che caratterizza e contraddistingue ciascuna disciplina, sia essa arte marziale o sport da combattimento: ci riferiamo all'aspetto tecnico che identifica ciascuna di esse e susseguente al regolamento sportivo della stessa.

Ad esempio, il pugilato è contraddistinto da "uno scambio di colpi di pugno", ove è vietato l'utilizzo delle gambe per colpire e le leve di lotta corpo a corpo; è consentito colpire solo dalla cintola in su evitando di colpire alla schiena e alla nuca. Questi fattori ne identificano le caratteristiche tecniche, i vincoli e contemporaneamente la bellezza della disciplina stessa; sono queste le peculiarità che l'hanno resa la disciplina regina per i pugni.

Altri due esempi sono la lotta greco-romana e la lotta libera, dove l'obiettivo è lo schienamento dell'avversario con le spalle a terra; chi tocca con entrambe le spalle (schienata) a terra perde; la differenza principale fra i due stili (stile Libero e Greco-Romana) consiste nel fatto che nella versione Greco-Romana è consentito afferrare solo sopra la cintola, mentre nella versione stile libero è permesso afferrare anche le gambe.

Tutte le discipline da combattimento si rifanno ad un confronto singolo alla pari (uno contro uno). L'Hapkido, invece, sottolinea le possibilità difensive (con alte capacità coordinative raggiungibili in breve tempo attraverso un corretto allenamento) intrise e caratteristiche di aggressioni di gruppo. Gestire gli elementi dinamici multipli e pluridirezionali ove il corpo di un aggressore spesso diventa una vera e propria "arma" utilizzata e lanciata  sugli altri aggressori per ostacolarne le intenzioni. Per tutti coloro i quali pensano che non ci sia storia per difendersi contro più aggressori, alleghiamo al sito questo filmato, reale ma al contempo incisivo, quello che fa l'individuo del filmato  è ermeticamente povero ma basato sulle impellenze improvvise delle aggressioni multiple a cui è costretto difendersi. In sostanza si crea i presupposti perchè la tecnica da lui utilizzata sia efficace, nonostante il numero degli aggressori (5); cosa apparentemente semplice. L'Hapkido (quello vero) fin dalle sue origini lavora perseguendo questa strada: lo sviluppo di capacità coordinative ed esplosive efficienti.

Al di là delle parole, ove tutti siamo più o meno bravi, l'Hapkido elargisce senza concessione alcuna alla spettacolarizzazione (cosa purtroppo che perversa invece nei filmati che la rete ci propone), gli elementi essenziali atti ad impostare la propria difesa personale, immediatamente e contro qualsiasi tipo di aggressione.

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ARTICOLO SULLA DIFESA PERSONALE

La difesa personale, a differenza di altre discipline da combattimento, si rivolge a chiunque abbia o senta la necessità di difendersi da eventuali aggressori per motivi di lavoro (forze dell’ordine o assimilati) o, più semplicemente, per affrontare le situazioni “avverse” della vita.
E’ inoltre un’utile disciplina da proporre anche ai giovani in quanto, insegnando il rispetto del prossimo (e quindi a non attaccare), permette loro di acquisire maggior sicurezza e consapevolezza del proprio corpo e dello spazio che lo circonda.
La “difesa personale” è una disciplina per tutti quelli che desiderano imparare a difendersi, ma è necessario che questa venga proposta in maniera graduale; tanto, poiché gli allievi talvolta non possiedono la prestanza fisica dello sportivo, agonista o appassionato, che da anni si allena nell’intento di migliorare la velocità e la potenza delle tecniche, spesso non disdegnando lo studio delle conoscenze filosofiche legate a queste particolari discipline. Tutto ciò, evidentemente, non è permesso a chi vuole ottenere, in breve tempo, risultati fattivi dall’espressione dei propri gesti di difesa.
Si badi bene: difesa non offesa. Un buon istruttore di difesa personale seleziona i propri allievi scartando, si consenta il termine, coloro i quali si avvicinano alla suddetta disciplina solo per causare del male al prossimo.
Come già detto, non è necessario che l’allievo abbia particolari caratteristiche. Questo è un’ulteriore aspetto interessante della difesa personale; le tecniche che vengono insegnate devono essere “personalizzate” in base all’età (spesso proporzionale all’elasticità del corpo), alla corporatura (dimensioni), all’indole (introverso, estroverso …), alla determinazione a imparare ed eventualmente ad approfondire, la particolare “materia” … magari intraprendendo il percorso che porterà l’allievo a scegliere di condividere con altri le sue conoscenze diventando anch’egli istruttore.
Cominciamo ad affrontare gli aspetti che caratterizzano la disciplina in argomento in maniera più specifica cercando di dimostrare, con alcuni esempi, che quanto sopra esposto vale sempre.
Dai principi della fisica di base sappiamo tutti che l’energia è proporzionale alla massa e alla velocità, quest’ultima al quadrato. Questo cosa vuol dire? Se ho una massa (mano, piede, …) pari a 10 e la “scaglio” con una velocità pari a 5 ottengo un’energia uguale a 250 (in realtà tale risultato va diviso per 2 ma non è importante ai fini della dimostrazione). Se invece ho una massa pari a 5 (inferiore alla precedente!) e una velocità pari a 10 ottengo un’energia uguale a 500. Ecco spiegato perché non serve essere grossi. E’ sicuramente molto più importante essere veloci.
Un altro concetto della fisica applicabile alla difesa personale è “la pressione” (che è data dal rapporto tra una forza e una superficie). Se applico una forza di 100 (con pugno, calcio …) su una superficie pari a 100 avrò una pressione uguale a 1. Esercitando la stessa forza su una superficie di 10 ottengo una pressione pari a 10, molto maggiore alla precedente. Ecco perché viene data particolare enfasi all’applicazione delle tecniche effettuate con precisione, magari in determinati punti particolarmente “dolorosi” e/o vitali dell’aggressore.
Chiarita l’efficacia “erga omnes” della difesa personale, non bisogna comunque trascurare una certa preparazione/costruzione atletica che, oltre ad essere essenziale per un vivere sano in tutte le età, consente un approccio decisamente più “sereno”, anche a livello psicologico, verso un’eventuale aggressione.
La pratica della difesa personale risulta inoltre un valido strumento per aumentare, in senso positivo, la propria auto stima, con evidenti implicazioni in termini di “vivibilità della vita”.
Passiamo ora a sintetizzare l’allenamento di difesa personale che inizia sempre con un riscaldamento modulato e proporzionato alla recettività soggetti, con diversi esercizi che mano a mano andranno ad essere sempre più specifici.
Dopo una ventina di minuti circa, si passa allo studio delle tecniche che, inizialmente, andranno tutte spiegate e svolte personalmente dall’istruttore con dolcezza, pazienza e lentezza, ma sempre in maniera “convincente”, riguardo la loro reale efficacia. Sono essenziali un buon numero di esempi e una costruttiva discussione (che comunque non deve far perdere l’obiettivo delle tecniche esaminate). E’ infine importante proporre esercizi sulle cadute, sempre molto utili!
In tal modo, l’allenamento sarà finalizzato allo sviluppo dei concetti essenziali sopra espressi: velocità, precisione, coscienza dei propri gesti, determinazione.
Un’ultima caratteristica che identifica la difesa personale è la distanza dall’aggressore, spesso molto ravvicinata. Un motivo in più che induce/costringe a essere ESSENZIALI ed EFFICACI.
Calci volanti, balzi, pugni particolari lasciamoli agli agonisti che “praticano” a fini sportivi o ai cultori delle varie discipline marziali, orientali ma non solo. Ricordiamolo … nella difesa personale non ci sono “fronzoli”; la cosa importante è uscire indenni da una situazione di pericolo. E poi, chi l’ha detto che l’aggressore debba necessariamente essere un essere umano? Potrebbe essere un animale o più semplicemente, si fa per dire, un fatto avverso che può sempre capitarci mentre percorriamo il cammino della nostra vita.

 
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